Primo Piano

Un anno dopo, all’ARCI Bellezza

Un anno fa, quando ancora aspettavamo le primarie,  lo avevo messo nel nostro libro degli auspici: sarebbe bello, avevo detto, convocare una riunione della giunta qui, all’Arci Bellezza. Bene: ieri sera lo abbiamo realizzato. Eravamo in tantissimi, pigiati l’uno sull’altro proprio come un anno fa, massacrati anche – proprio come un anno fa – da nugoli di zanzare assatanate. Ho visto le facce di persone che hanno seguito passo passo la strada che ci ha portato a Palazzo Marino, e ne ho viste con grande gioia anche di nuove. E ho pensato che una volta tanto i giornali hanno ragione, e che <il popolo arancione> esiste eccome. Eccolo qui: pieno di voglia di partecipare, combattivo, il vero wacthdog del nostro lavoro. E’ stato il nostro primo, provvisorio bilancio insieme un anno dopo. E abbiamo fatto proprio quello che ci piaceva solo immaginare: fare uscire la politica dal palazzo.
Sapete che in questi giorni siamo impegnati in riunioni fiume del consiglio comunale; sapete che sul piatto ci sono delle decisioni impegnative; sapete che molte di queste sono il risultato di scelte obbligate e sapete che le riteniamo dolorose. Ecco perché sono stato felice di parlare direttamente con voi e di raccontarvi quali sono le cose che abbiamo fin qui fatto. Due mesi sono pochissimi, eppure davvero abbiamo già cominciato a cambiare la città. Per cominciare, la nostra è una giunta che rispecchia la realtà, composta metà di donne e metà di uomini; insieme, per prima cosa, abbiamo deciso di patrocinio al gay pride e anche questo, lo sapete, per Milano è stata una rivoluzione; abbiamo mandato a casa i dirigenti che la giunta Moratti aveva voluto e strapagato, in disprezzo dei dipendenti comunali; abbiamo azzerato i vertici di Milano Ristorazione perché uno dei primi diritti dei nostri bambini è quello di mangiare sano; abbiamo fermato il piano del governo del territorio, pensato nelle chiuse stanze del potere, perché vogliamo che i pareri dei cittadini contino; abbiamo cancellato le auto blù, simbolo di un privilegio che non ci appartiene. E non è vero che fossero già sparite: quando arriviamo nelle sedi istituzionali e io e gli assessori scendiamo l’uno dopo l’altro da una stessa, piccola Punto bianca, ci prendono un po’ in giro e noi ne siamo orgogliosi. In due mesi il monte ore dell’uso delle auto pubbliche a favore della giunta è sceso del 92 per cento.
Poi abbiamo dovuto decidere di rimettere a posto i conti. Questo sì, è stato lacerante. Ci avevano imbrogliati: alla voce entrate avevano messo nel bilancio voci virtuali. Ci avevano detto che in cassa c’erano 48 milioni di euro; c’era invece un buco di 186 milioni di euro. Avevano messo le quote di società da vendere, ma chissà quando, a chi e a che condizioni. Come se in casa vostra, nel budget mensile, metteste il servizio buono di piatti che vi hanno regalato al matrimonio: una cifra inventata, che non corrisponde alla realtà, che non può essere usata per pagare l’affitto, le bollette, i libri dei figli, le visite dal medico. Se non avessimo deciso di intervenire avremmo fatto come loro: avremmo imbrogliato i milanesi. Noi abbiamo vinto perché abbiamo promesso una Milano più giusta. Potremmo realizzarla solo se partiremo con i conti in regola.
Un anno fa eravamo solo un gruppo di persone appassionate, in marcia come il Quarto Stato. Oggi siamo al governo della città. E’ servito un anno di battaglie, di impegno, di iniziative, per raggiungere la meta. Se avessimo giudicato a settembre, dopo i primi due mesi di cammino, la nostra campagna elettorale; se ci fossimo depressi per le difficoltà che vedevamo; se non avessimo fatto un investimento forte nella fiducia, non saremmo arrivati qui, a questa riunione di giunta in trasferta all’Arci Bellezza. Diciamo che ci prendiamo un anno per fare il primo vero bilancio della nostra azione di governo?