Lettera di Jacopo Gardella

Giuliano Pisapia ha il merito di essere stato il primo a candidarsi nella corsa per le elezioni a Sindaco di Milano. Il primo a superare comprensibili titubanze e timori di fronte ad una scelta che impegna, quasi a pieno tempo, per un periodo di più anni.

Questa sua chiarezza e prontezza di propositi merita, già di per sé, un elogio ed un attestato di stima, perché dimostra che non si intende agire in base a calcoli tattici o sottili opportunismi, ma si è disposti ad esporsi con slancio per un ideale comune e in nome di una sincera coscienza civica. Al primo contendente che ha avuto il coraggio di entrare nell’agone elettorale dobbiamo riconoscere una meritata lode.

Il programma di Giuliano Pisapia è già stato esposto nelle linee generali sia su giornali cittadini sia in dibattiti ed incontri pubblici. Non è il caso di ripetere adesso quelle linee generali, sulle quali ogni persona ragionevole non può che essere d’accordo.

Piuttosto può essere utile, da uomo della strada, da cittadino qualunque, dare alcuni suggerimenti al futuro Sindaco; ed esporre alcune richieste nate dalla esperienza di ogni giorno.

Partiamo dalle cinque domande rivolte ai candidati e pubblicate sul Corriere della Sera del 18 Settembre 2010. Alla domanda numero cinque, l’ultima, con la quale si chiedeva ai candidati quale fosse la prima cosa che essi farebbero in caso di vittoria, Pisapia risponde: “avvicinarmi più possibile ai cittadini”. Sembra questo un obiettivo facile e scontato, un proposito pubblicitario e demagogico; in realtà rivela profonda consapevolezza del compito che spetta al Sindaco. Non disperdersi in famose disquisizioni fra addetti ai lavori, cioè fra professionisti della politica, ma entrare nel vivo dei problemi concreti, ascoltando direttamente e senza mediazioni chi quei problemi li vive sulla propria pelle, quotidianamente. Il Sindaco, non dimentichiamolo, è il Primo Cittadino; la sua missione è il bene dei cittadini; il suo campo di esperienza è l’ascolto ed il contatto con i cittadini. Pisapia, fra i candidati interpellati, è stato l’unico a mettere in chiaro, senza incertezze e senza reticenze, questo nobile concetto di servizio rivolto a vantaggio, appunto e prima di tutto, dei cittadini. E’ facile dire che tale nobile concetto è noto a tutti; è assodato ed approvato da chiunque; è accolto e condiviso universalmente. E’ facile dirlo; ma intanto nessuno, prima di Pisapia, ha avuto l’intuizione di dirlo apertamente; nessuno più di lui lo ha sentito con altrettanta urgenza e convinzione.

Possiamo avere fiducia in Pisapia: egli finalmente saprà ascoltare e ricorrere a chi è pronto ad aiutarlo; a chi è disposto ad alleggerirgli il difficile compito di governare la città.

Un contatto costante tra Sindaco e cittadini, seppur mediato dal lavoro di funzionari e di assessori, è la migliore strada per far sapere in anticipo alla Giunta Comunale e far arrivare a viva voce nel Palazzo del Municipio quello che la città chiede.

Ma il contatto deve essere bilaterale se si vuole trasformarlo in un colloquio fruttuoso. Oltre allo “Sportello dei Diritti” proposto da Pisapia, allo scopo di raccogliere richieste, suggerimenti, intenzioni da parte degli abitanti, sarebbe opportuno istituire uno strumento uguale e contrario, un “Pulpito dei Doveri”, ossia organismo mediante il quale il Sindaco si rivolge direttamente alla popolazione, e spiega, illustra, espone periodicamente ciò che sta facendo, che ha fatto, che farà.

Diritto da parte dei cittadini di manifestare al loro Sindaco le proprie esigenze. Dovere da parte del Sindaco di comunicare ai suoi cittadini i propri programmi. Se deve esistere l’abitudine alla trasparenza, la prima cura del Sindaco dovrà essere quella di rendere pubblico il suo operato.

Le grandi strategie non sono ignote a chi si candida a reggere il timone della città. La sua esperienza, la sua cultura, la sua intelligenza, sono sufficienti a guidarlo nelle scelte definitive e capitali. Al contrario, sono le piccole questioni quotidiane, le piccole decisioni contingenti, le piccole operazioni di dettaglio, sono tutte queste difficoltà a costituire l’insieme di innumerevoli problemi  che un Sindaco non ha modo di conoscere, di constatare, di registrare personalmente.  Sono appunto i problemi del cittadino comune, apparentemente insignificanti in realtà determinanti per la vita di ogni giorno, per il benessere di ogni abitante.

Aver capito tutto ciò, è un segno di intelligenza e di umanità: la prova di voler usare la ragione, ma anche di saper ascoltare il cuore: il cuore della città.

Jacopo Gardella