Lettera di Franco D’Alfonso

Pisapia, l’unico candidato che ci sia
di Franco D’Alfonso
Il tempo corre e mentre deve mettere a punto l’operatività (i bei tempi dei partiti organizzati sono finiti, è inutile rimpiangerli adesso) il candidato anti-Moratti dovrebbe velocemente e con poche e si spera azzeccate uscite delineare la sua idea di città, meglio per suggestioni e immagini brillanti, possibilmente ancorata alla ricca e articolata produzione d’idee che, nonostante tutto, non è mancata a Milano in questi anni. Produzione anche troppo ricca, talvolta contraddittoria, talvolta con una preoccupante tendenza alla tuttologia e all’inutilità, che ha già prodotto l’aborto del programma delle 278 pagine del povero Prodi: guardarsi, quindi, dalla pretesa di (ri)presentare un programma – Talmud, sul quale le dispute rabbiniche che si svilupperebbero prima, durante e dopo la sua stesura avrebbero un effetto-puzzola sugli elettori.

Elettori potenziali che inopinatamente sono ancora in cerca di profumi (politici): all’iniziativa del teatro Litta per Giuliano Pisapia candidato si poteva notare come accanto alla solita compagnia di “svelti di firma” e agli esponenti di partiti e parodie di partito arrivati in loco per vedere e soprattutto farsi vedere siano comparse, come dal nulla, almeno trecento persone che non si vedevano da anni o non avevano mai partecipato ad appuntamenti della politica cittadina, desiderose di capire se quello fosse il luogo dove potesse partire o meno un’avventura finalmente vincente.

In realtà a lavorare su un’idea e una politica, finora, è solo Pisapia, che ha impiegato il mese di agosto per avviare i primi “comitati” di sostegno alla candidatura ed ha cominciato la campagna elettorale, delineando il profilo di un possibile campo di sostegno e accordo dal quale nessuno è pregiudizialmente escluso a patto di condividere un progetto di governo alternativo a quello di Alberini e Moratti ed ha iniziato a fare il contraltare a Donna Letizia sulle scelte e soprattutto sulle finte scelte di amministrazione della città. La Sindaca, infatti, con gran dispiego di mezzi, ha proseguito nella costruzione di un’immagine “virtuale” di sé stessa, come quando si è presentata al mercato di viale Papiniano beccandosi una serie di vivaci contestazioni da commercianti e cittadini di cui è riuscita a non far comparire la minima traccia su giornali e televisioni, leggendo e ascoltando i quali si ha la certezza che abbia attraversato leggera il viale fra due ali di folla adoranti. Il vero ostacolo della battaglia elettorale sarà, ancora una volta, l’informazione, nella quale la sproporzione delle forze in campo è direttamente proporzionale all’incapacità politica e di governo della signora Moratti, riconosciuta ormai unanimemente anche nel proprio schieramento, dove pure sono d’accordo fra loro su quasi niente anche a Milano, come a Roma: ma il peso degli otto milioni di euro di spese di comunicazione del bilancio comunale (comprensivi dei compensi di Red Ronnie e Alain Elkann) e dei primi milioni di petroeuro (mezzi e mezzanini Atm occupati da luglio, anche con eventuale sconto, sono costosetti) restano una base solida per la ricandidatura. La lotta nel centrodestra è tutta sulla gestione commissariale di Palazzo Marino, lasciando alla Sciura la passerella della prima della Scala e il thè con gli ospiti stranieri (anche per le difficoltà con le lingue dei vari Salvini, De Corato, Podestà e, pare, dello stesso Formigoni), com’è testimoniato dall’accendersi della lotta per la poltrona di vicesindaco intorno alla quale si decideranno gli assetti interni futuri.

Tra i partiti di opposizione l’agosto è stato vissuto invece come una provvidenziale lunga “pausa di riflessione”, come se di tempo per riflettere non ce ne fosse stato abbastanza fino a ora: perfino i tradizionali produttori di comunicati stampa hanno limitato le esternazioni a mezzo fax e il Pd, per una volta senza disaccordi evidenti, ha lasciato filtrare la notizia che il 7 settembre, non un giorno prima né uno dopo, annunceranno il “nome”. I “rumors” sono meno intensi del solito ed hanno riguardato, dopo la mancata disponibilità di Pomodoro, Ambrosoli e Tito Boeri, il fratello di quest’ultimo, l’architetto Stefano Boeri- curiosamente indicato anche come possibile candidato del centrodestra – che ha comunque smentito qualsiasi interesse e volontà non appena il suo nome è apparso su qualche articolo di stampa nazionale. La grande e fiduciosa attesa sembra essere incentrata sul lavoro degli autonominati “saggi” guidati da Riccardo Sarfatti, che stanno conducendo segretissime e invisibili consultazioni, in massima parte nei luoghi di vacanza perché nessuno dei componenti di questo sinedrio è stato intravisto in città dalla fine di luglio, mentre l’unica indicazione politica certa sembra essere quella che non si tratterà di una candidatura di partito e quindi non avremo una terza utilizzazione del manifesto con Penati in completo grigio.

La speranza di alcuni è quella che finalmente arrivi in stazione un qualsiasi Godot e che le primarie, con un Pisapia che non si è fatto rinchiudere nemmeno per un istante nella parte del candidato “rosso” o dei “salotti”, semplicemente non si facciano; altri cullano speranze di stile dalemiano, tipo una candidatura di Gabriele Albertini che “spacca” il centrodestra o comunque l’emergere di una posizione “finiana” minimamente credibile sulla quale impiantare un’operazione di “valenza nazionale” che permetta di non occuparsi di quisquilie locali; tutti gli altri sono in attesa degli eventi, per posizionarsi pro o contro il “metodo” o il “candidato” in funzione degli equilibri interni.

Le vicende nazionali hanno dato fiato e spinta ai sostenitori di un candidato del “terzo polo” che però, nel più che probabile rientro precipitoso del dissenziente Albertini dalle parti di Palazzo Grazioli magari con promessa di futuro incarico di governo, resta sempre e comunque innominato o, più probabilmente, ora introvabile. La logica vuole che, una volta svanito il progetto più ambizioso, si abbia una candidatura “terzista”, stile Marcora alle provinciali o Pezzotta alle Regionali, meno marcata dal punto di vista cattolico e con la speranza di arrivare oltre il 5%, che dia una qualche robustezza alla presenza oggettivamente un po’ rarefatta del futuribile polo nella nostra città.

Riassumendo, finora siamo a Giuliano Pisapia, l’unico candidato che ci sia (sul serio) e alle sue “schegge” di programma che cominciano a delineare un’idea di progetto ambrosiano; il solito riflesso da “polli di Renzo”, con abbondante uso del “fuoco amico” per azzoppare la concorrenza interna e arrivare puntuali all’appuntamento con ” sconfitta sia basta che sia mia “, è stato finora limitato a qualche dichiarazione che ha funzionato come assist per la corazzata della comunicazione della Moratti ed ha permesso al Tg3 Lombardia di dire che l’opposizione è ancora senza candidato; è molto probabile la presenza di un candidato “terzo” in funzione di un quadro nazionale.

Attendendo il sette settembre, che probabilmente finirà per essere ricordato come il giorno prima dell’otto, poteva andare meglio, ma anche peggio.