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Riparlare di Expo

Parliamo di futuro. Per Milano vuol dire – per una parte, almeno – tornare su Expo 2015.

Nelle prossime settimane, secondo i programmi ufficiali, si definiranno le intese relative al destino delle aree su cui si svolgerà gran parte dell’Esposizione.

La questione è chi, dove, come deciderà: è facile prevedere che ci sarà una pesante componente edilizia e lì si vedrà la vera pasta di cui è fatta la tormentata “intesa” di novembre tra Comune e proprietari. E si vedrà anche quale sarà l’interesse pubblico dell’operazione e chi lo tutelerà davvero (se ci sarà).

A me sembra che ci sia una scarsa consapevolezza dell’importanza della scelta. Lo ha richiamato bene sul Corriere un recente confronto con quanto si sta facendo a Londra per il lascito delle Olimpiadi del 2012.

Un’idea per Milano: invece della nuova sede Rai (misteriosa, perché la Rai non dà segni di vita) si può pensare di collocare nelle aree Expo un grande centro per la produzione dei new media e in generale per l’industria culturale?

Milano ne è già la capitale italiana ma è un mondo in veloce evoluzione e bisogna (lottare e) realizzare nuove infrastrutture adeguate, costruire il clima necessario e l’ambiente adatto, permeabile e che faciliti interrelazioni e scambi. E poi sarebbe un insediamento da progettare e realizzare come punto di partenza per Milano come smart city (compatibile, dunque, anche con le zucchine planetarie che, adesso, sembra possano crescervi).

Parliamone: a Milano ci sono idee, intelligenze, cultura adeguate, anche se nella Giunta Municipale – per ora – non sembra.