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14 November 2011 - Buon viaggio, carissimi compagni di strada

Mi piace di più quando i viaggi cominciano, non quando finiscono. E la parola addio non è tra quelle che amo. Eppure il momento è arrivato. Ho un po’ di groppo in gola, ma sono qui, oggi, a dirvi che questo pezzo di storia è finita.  Abbiamo fatto la campagna elettorale più bella del mondo; e questa pagina ne è stata uno specchio fedele. Abbiamo registrato ogni giorno, per un lungo anno, i nostri appuntamenti; abbiamo mantenuto con costanza il nostro diario di bordo; abbiamo raccontato luoghi, persone, sentimenti, emozioni. Tutto è qui dentro, in queste pagine… e vi confesso che mi capita ancora di andare a ritroso, a rileggere i frammenti di quell’incredibile avventura che abbiamo costruito. È un capitale enorme, è la nostra memoria, è la nostra vera ricchezza. È stata anche la nostra gioia.
Ma oggi è passato un anno.  Era il 14 novembre quando ho vinto le primarie. E dal giorno dopo è cominciata un’altra storia, quella che adesso stiamo scrivendo. Dunque, non è più tempo di un diario intimo. Soprattutto, ora, non c’è più tempo. Ora ci sono mille impegni che incalzano: comincio la mattina e finisco la sera in una girandola di incontri, a volte mi pare di essere una macchina che pigia un bottone e poi un altro, cambiando interlocutori e problemi ogni mezz’ora. Decisioni difficili da prendere e si sa che ogni scelta scontenta qualcuno. Difficoltà enormi da affrontare e non sempre è possibile avere l’ottimo, a volte bisogna accontentarsi del meno peggio. Ci eravamo dimenticati, quanto fosse difficile governare. Da vent’anni non eravamo noi, a farlo. Certo sapevamo che non esiste la bacchetta magica che risolve i problemi dall’oggi al domani, che è più facile criticare che fare e che la malattia infantile dell’estremismo è sempre in agguato. Ma l’unica cosa che rimpiango è di non potermi più abbandonare su queste pagine.
Per il resto, sono felice. Felice di avere l’opportunità di cambiare davvero questa nostra città. Felice e sicuro di farcela. Dalle promesse e dalle speranze, siamo passati a costruire i fatti. Non ho dubbi, e nessuno deve temere: governeremo con le mani pulite; avrò a cuore il destino di tutti e non ci saranno più gli ultimi; continuerò ad usare come guida due parole in cui credo, giustizia e diritti. Ci troviamo ogni giorno su Facebook, su Twitter, sul sito del nostro Comune. Solo, questa pagina non avrà più aggiornamenti. La mettiamo in cornice, è stata la nostra preziosa compagna, continuerà ad essere la nostra memoria.
Il nostro cammino prosegue, però.

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Diario di Giuliano Pisapia
Chi Sono

CHI SONO

Sono nato a Milano, il 20 maggio del 1949. Dal 1 giugno 2011 sono il sindaco della città che amo e nella quale ho sempre vissuto.
Mi sono laureato in Scienze politiche e Giurisprudenza. Negli anni dell’università ho cominciato a lavorare: educatore al carcere minorile Beccaria, operaio in un’industria chimica, impiegato in banca. Solo a trent’anni ho cominciato a fare l’avvocato. Il mio lavoro di penalista mi ha portato a contatto con le ingiustizie, le disuguaglianze, la mancanza di diritti. Ho seguito, insieme al mio studio, molti tra i processi più importanti di questi ultimi anni – da quello conosciuto come “Toghe sporche” (imputati Previti, i giudici Squillante e Metta ed altri) in cui ero parte civile – ai fatti del G8 di Genova dove sono stato l’avvocato della famiglia di Carlo Giuliani; fino al processo per l’uccisione di Dax. Uno dei processi che ricordo con  particolare commozione è quello in cui ho difeso Germano Nicolini, , comandante partigiano, accusato e condannato ingiustamente per l’uccisione di Don Pessina, riabilitato al termine del processo di revisione.
Ho partecipato a numerosi collegi internazionali di difesa, tra i quali quello per il leader curdo Ocalan . Ma ho anche continuato a seguire i casi minori, quelli che riguardano la gente comune, gli emarginati, i tossicodipendenti e che non finiscono sulle prime pagine dei giornali. Proprio partendo da questo ho deciso di mettere la mia esperienza a disposizione della città.Sono certo che per essere più ricca, attraente e sicura, una città deve cominciare con l’essere più giusta.

Per me la politica è soprattutto servizio. E’ un insegnamento che ho imparato nella mia famiglia, prima ancora che sui banchi del liceo classico Berchet. Da mio padre, Giandomenico , avvocato, ho ereditato l’amore per il diritto e i diritti; da mia madre, Margherita, cattolica, l’attenzione per i più deboli. Dalla politica intesa come impegno volontario – scout, barelliere per la Croce Rossa, tra gli angeli del fango di Firenze, in delegazione nei luoghi più poveri e in quei Paesi dove il diritto e la dignità delle persone sono calpestate  –  alla politica nelle istituzioni: il mio impegno sulla città mi ha portato, nel 1996, ad essere eletto deputato come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. In quella legislatura sono stato presidente della commissione giustizia della Camera dei deputati. Nel 2001 sono stato rieletto deputato e sono stato presidente del Comitato carceri. Credo nel ricambio, penso che la politica non debba essere un mestiere a vita, per questo non ho accettato di candidarmi per la terza volta.
Per la coalizione di centrosinistra, alla vigilia delle elezioni del 2006,  ho coordinato il gruppo che ha preparato il programma per la giustizia. Nel 2009 sono stato chiamato a presiedere la Commissione ministeriale per la riforma del codice penale. Ho scritto diversi saggi. L’ultimo, «In attesa di giustizia, dialogo sulle riforme possibili», è il compendio di quelle esperienze: perché cambiare si può.

Non ho figli, ma sono felice di avere intorno a me il figlio di mia moglie e sette nipoti: una squadra di ragazzi tra i 12 e i 30 anni che adoro e che ogni estate riunisco per un viaggio tutti insieme. Sono un gran viaggiatore e sono stato molto sportivo: calcio, sci, pallanuoto a livello agonistico. Adoro il mare e andare in moto. Non so cucinare e la sera mi addormento leggendo Topolino, il mio fumetto preferito fin da quando ce lo contendevamo, nella nostra casa di viale Montenero, io e i miei sei fratelli.

Giuliano Pisapia
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