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Discorso di chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pisapia

Ecco un estratto dal discorso di chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pisapia che ha pronunciato questa sera dal palco di piazza del Duomo, dove si è tenuto il concerto di Roberto Vecchioni.

Anche nel discorso di chiusura della sua campagna elettorale Giuliano Pisapia non rinuncia al suo stile e non reagisce agli attacchi del Presidente del Consiglio e di Letizia Moratti con la stessa moneta. Pisapia si concentra, invece, sul suo modo di intendere l’impegno civico e politico: lavorare per l’interesse generale e per difendere il bene comune ovvero l’aria, l’acqua, la scuola, la cultura, la salute.

Pisapia cita Martin Luther King con la “feroce urgenza dell’adesso” per motivare la sua decisione di candidarsi. Per descrivere la sfida che Milano dovrà affrontare nei prossimi anni Pisapia sceglie un’immagine suggestiva legata alla storia della città: il sindaco Greppi, appena finita la guerra, decise di far ripartire Milano dalla ricostruzione di un luogo simbolico, La Scala.

Pisapia cita anche il Cardinale Martini come paradigma di un modello attivo di vera sicurezza sociale: “Chi non è figlio della casa dei diritti non può essere figlio della casa dei doveri”. Pisapia esprime riconoscenza al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “per il ruolo di garanzia e di stimolo che sta svolgendo da anni affinché il confronto politico si ispiri ai valori della Costituzione, della democrazia, e nel rispetto fondamentale della dignità umana e morale”.

Pisapia sottolinea l’importanza della sua campagna elettorale, lunga e molto partecipata: 1000 persone per l’Officina della città per l’elaborazione del programma, 3000 volontari, più di 30 comitati spontanei sparsi sul territorio: “Ė stato un bagno di democrazia, di partecipazione, di felicità”. Pisapia si rivolge ai giovani che devono essere considerati come il presente e non il futuro della città. L’appello al voto: “Domenica e lunedì noi abbiamo un appuntamento. Dobbiamo riprenderci due parole. Due parole che ci hanno scippato. La prima parola è libertà. L’altra è amore. Si dicono “popolo della libertà”. Si dicono “partito dell’amore”. Non ne sono degni. Questa sera noi quelle parole ce le riprendiamo. E domenica e lunedì, tutti insieme, liberiamo Milano”. Pisapia non ritorna sulle polemiche scaturite dopo il confronto televisivo con Letizia Moratti mentre ribadisce le principali critiche all’operato del sindaco uscente, già documentate nel fascicolo “Dalla A di Aria alla Z di Zincar” diffuso alla stampa sabato 7 maggio: “I milanesi hanno avuto cinque anni per constatare i fallimenti di Letizia Moratti. Come il fallimento della Zincar: un buco di 20 milioni di euro di soldi nostri. Ha svenduto un gioiello come Metroweb: così abbiamo rinunciato a un valore di 200 milioni di euro. Ha prosciugato le casse delle aziende partecipate dal Comune, per pagare ai suoi consulenti 48 milioni di euro in cinque anni, e umiliare i dipendenti del Comune”. Con queste parole Pisapia conclude il suo discorso: “Noi cambieremo tutto questo. Il Comune sarà una casa trasparente. Lavoreremo per fare una grande Expo sui suoi temi originari: nutrire il pianeta, energia per la vita. E su questi temi Milano diventerà una delle grandi capitali del mondo. Lo faremo con una gestione trasparente, nell’interesse dei cittadini e non di pochi centri di potere. Lo faremo insieme a tante donne che saranno in posizioni decisive nella giunta e nelle aziende controllate. Daremo a questa città un sistema di trasporti moderno, rilanceremo l’economia, sosterremo la cultura e finalmente potremo respirare aria pulita. Andiamo a votare. Riprendiamo la libertà. Domenica e lunedì, tutti insieme, liberiamo Milano”.