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A Milano, per tre giorni, abbiamo finalmente respirato cultura

A Milano, per tre giorni, abbiamo finalmente respirato cultura; e non solo nel chiuso di un teatro, ma negli spazi aperti di strade, piazze, giardini, cortili. Tutto questo è stato possibile grazie al grande lavoro dei tantissimi volontari che hanno reso possibile ogni singolo passaggio di una macchina organizzativa complessa e articolata: non potremo mai finire di ringraziare tutti coloro che hanno prestato tempo, impegno, attenzione e talento a questo progetto.
La tre giorni di Milanoculture è partita sabato mattina con una serie di percorsi guidati che hanno abitato la città in modo diverso e nuovo: tanti luoghi di Milano, oggi purtroppo anonimi, deprivati di senso e consumati in una frenesia indifferente sono stati restituiti al loro significato originario, per tessere coi fili della memoria e della conoscenza una mappa della città autentica e vibrante: una città che è stata capitale dell’Impero Romano, centro del pensiero illuminista italiano, centro propulsore dei movimenti che hanno restituito libertà e indipendenza al nostro Paese, dal Risorgimento alla Resistenza.
Gruppi di cittadini, con palloncini e spillette arancioni, hanno seguito le parole e le indicazioni delle “guide”: una corrente elettrica che alternando conoscenza ed emozione ha costruito un museo diffuso per la città, una memoria condivisa che sia radice di un nuovo possibile futuro per Milano.
Ma il futuro di Milano passa anche attraverso la conoscenza di ciò che avviene in importanti capitali europee: buone pratiche di politica culturale, esempi virtuosi che possono trasformarsi in azioni concrete di governo. E così il pomeriggio di lunedì 18 aprile molti operatori culturali o semplici cittadini curiosi hanno potuto conoscere grazie alle parole e alle immagini proposte dai relatori di “Sity” quali sono i progetti che hanno trasformato il volto di Colonia, Marsiglia, Londra, Berlino: insomma di tutte quelle città da cui i nostri giovani, partiti grazie a “Erasmus”, non vogliono poi più tornare. Ma per scrollarci di dosso l’idea che il cambiamento virtuoso sia solo una possibilità concessa a chi vive al di là del confine, sono stati narrati anche esempi di città e piccoli comuni italiani, dove amministrazioni lungimiranti hanno scelto di investire risorse in progetti culturali che ne hanno poi trasformato in positivo l’immagine e, soprattutto, la quotidianità.
E infine la tre giorni si è chiusa nella sala grande del Dal Verme, gremita di pubblico: sul palcoscenico un’inesauribile sorgente di straordinaria vitalità creativa, con la nuova generazioni di artisti impegnati a diffondere cultura, sapere, spettacolo. Gli Egokid, Micol Beltramini, Federica Fracassi con Guido Baldoni, Patrizia Laquidara, Antonio Scurati, Cesare Malfatti con Marcello Testa, Silvia Ballestra, Giovanni Falzone, Giulio Casale con Matteo Curallo, Alessandra Faiella conduttrice: una carica di energia positiva che rappresenta per Milano un capitale sociale invidiabile. Finalmente si è materializzata sul palcoscenico la Milano che in tanti desideriamo: una città aperta, fertile, interessante, emozionante, divertente. E la preziosa testimonianza di Giovanna Melandri, che portava con sé il messaggio del Presidente Napolitano, ha aggiunto un’ulteriore speranza di trasformazione, che da Milano possa partire per investire tutto il Paese. Le ultime note della serata, scritte da uno dei tanti talenti della storia della nostra città, Giorgio Gaber, sono state un’evocazione e una profezia di cambiamento “La libertà è partecipazione….” ed è proprio su quelle note che è arrivato sul palcoscenico Giuliano Pisapia, dopo il primo faccia a faccia svolto dall’altra parte della città con il candidato del centro-destra Manfredi Palmeri e il sindaco uscente Letizia Moratti.
Il tempo di un saluto, emozionato ed emozionante per tutti, e poi di nuovo tutti a lavorare: c’è una città che aspetta di respirare, finalmente, e non solo cultura.

Filippo Del Corno